Psicologo: un professionista (diffida delle imitazioni)!

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LA SCIENZA DISARMATA DA ”IO NON CI CREDO”.

In questi ultimi mesi, in relazione al messaggio prettamente propagandistico che riguarda l’esistenza presunta di una “teoria gender” che affliggerà, traumatizzandole, le menti dei nostri fanciulli, mi sono chiesta spesso come mai l’esposizione dei fatti, ovvero il chiarimento da parte della comunità scientifica sull’inconsistenza di tali argomentazioni,  non risulti sufficiente a “calmare gli animi” e riportare il dibattito ad un piano di realtà.

marionettaSebbene mi renda conto che l’argomento farlocco in questione  venga rilanciato a cadenza regolare da personaggi politici che hanno interessa a mantenerlo vivo ( vedi l’articolo di repubblica che titola:  “Convegno anti-gay, a Milano arriva il bis. Il Pirellone ne fa un altro: “Di nuovo logo Expo”) , non capisco come sia possibile che i miei coetanei, gente che ha studiato e che dovrebbe avere un livello culturale medio alto e un agevole accesso alle informazioni, si ostinino a non assumere il punto di vista della scienza e propugnino quello della propaganda.

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L’inerzia è un’isola circondata da paradosso e circoli viziosi.

 Che cosa è mai l’uomo, che riesce a lagnarsi di se stesso!

(Johann Wolfgang von Goethe)

 Di questi tempi è un’ardua impresa tentare di riqualificare l‘immagine pubblica dei giovani.  A sferrare il colpo di grazia ci ha pensato il giovane manifestante No Expo che il primo maggio ha pensato bene di palesarsi in tutto il suo splendore commentando gli scontri avvenuti a Milano durante la manifestazione con frasi del tipo: “è giusto spaccare tutto” “ci stava di brutto” “se non do fuoco ad una banca sono un co*****ne”.  Un’intervista di 2,26 minuti, buona solo ad ispirare un’azienda che vende preservativi.

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“Disfattisti questi giovani d’oggi, buoni solo a lamentarsi quando non impegnati ad essere distruttivi”.

Sebbene ingiustificabile l’espressione di idiozia del ragazzo in questione e di tutti coloro che hanno distrutto Milano, merita fermarsi a riflettere sul paradosso che comporta il dichiarare che un’azione è disfattista senza poi impegnarsi nell’analisi delle ragioni che hanno portato a quello scempio oppure, peggio ancora, ridurre il dibattito al condannare le azioni di un solo gruppo a discapito del lavoro costruttivo di altri gruppi che hanno manifestato il loro dissenso nei confronti della manifestazione Expo 2015.

Questo è lo specchio della società moderna: distruggiamo, neghiamo, condanniamo. Non è una questione generazionale.

Se gli scontri di Milano per i giovani psicologi sono un po’ troppo lontani per capire il senso di questa riflessione, un’ulteriore conferma la possiamo trovare anche nelle vicinanze.

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No, non è stalking è sostegno Psicologico

Non è stalking è sostegnoSe ci fosse un termine per riassumere quello che è successo agli psicologi negli ultimi giorni sarebbe: emorragia intellettuale.

Ovviamente la morte di 150 persone per mano di un uomo spinge tutti, psicologi compresi, a riflettere sull’”Uomo”, a porsi quesiti e cercare risposte, ma un conto è la ricerca, un conto è la risposta.

Ho letto che Andreas Lubitz: era depresso, temeva per il distacco della retina, aveva tendenze suicide, ha agito con freddezza per soddisfare il suo narcisismo, una volta ha detto che voleva che tutti si ricordassero di lui, soffriva di burnout, era stato lasciato dalla fidanzata, prendeva psicofarmaci… ecc.

Il culmine del mio stupore credo sia giunto quando ho letto su il Giornale “La famiglia Lubitz a rischio suicidio ​per senso di colpa”.

Bisogna stare molto attenti a non varcare quella sottile linea che divide chi esprime un’opinione (soprattutto se professionale) da un opinionista.

Ieri poi mi è capitato di guardare l’intervista al Presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi     in occasione del convegno “2014 un anno con voi: il nostro percorso insieme” che si è svolto a Bari il 28 Marzo.

Commentando il fatto di cronaca il Presidente afferma che sicuramente dovrebbero essere incrementate le valutazioni psicologiche di soggetti che svolgono funzioni di grande responsabilità sociale ma poi prosegue dicendo anche: “stiamo sollecitando la presenza di psicologi in aeroporto perché, non è soltanto il problema di colui che guida l’aereo: ormai l’aeroporto è il luogo d’incontro di un’enorme moltitudine di passeggeri, l’aereo è il mezzo di locomozione principale, quindi vi sono milioni di persone e quando ci sono questi grandi numeri bisogna anche prevedere le sofferenze psicologiche, gestire una serie di aspetti psicologici che prima andavano in secondo piano”.

Passiamo in rassegna alcuni luoghi d’incontro

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Tirocini di specializzazione: ma di quale diritto stiamo parlando?

dirittiNasce su Internet la proposta di una petizione indirizzata al ministero dell’istruzione e firmata Giovani psicologi della Lombardia.

Il testo recita:

La domanda è una sola: perchè i medici tirocinanti/specializzandi sono pagati e gli psicologi tirocinanti/specializzandi no? Perchè questa differenza se, per legge, le due professioni sono equiparate?

E non solo per legge. Anche noi, come i medici, facciamo una formazione lunghissima (e profumatamente pagata) e anche noi, come loro, siamo obbligati a svolgere anni e anni di tirocinio.

E’ ora di dire BASTA. Finora nessun organo istituzionale, il nostro ordine in primis, ha fatto qualcosa per riconoscerci questo diritto.

GPL – Associazione Giovani Psicologi della Lombardia ha deciso di rompere questo silenzio e farsi portavoce di un problema enorme!

Abbiamo aperto questa petizione come punto di partenza per questa battaglia che abbiamo intenzione di portare avanti e vincere!

Firmate colleghi, firmate! E anche se siete psicologi già specializzati, aiutateci ad aiutare le nuove generazioni!

Iniziamo a cambiare il sistema!”

Ma la domanda, una sola, che dovremmo in verità tutti porci è: sono equiparate in virtù di cosa?

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